Il calcio “dei grandi” (dei grandi interessi, dei grandi stadi, dei grandi ascolti, dei grandi stipendi) ieri si è fermato. All’improvviso, bruscamente e con dolore, come il cuore di Davide Astori. Davide Astori aveva 31 anni, era capitano della Fiorentina e avrebbe concluso la carriera in viola, dopo aver peregrinato poco e bene nei suoi anni precedenti: Milan (settore giovanile), Cagliari e Roma, piazze di storia, di calore e di grande amore. Maglie e colori di cui ti innamori.

Chi conosceva Astori lo ha definito un ragazzo attento e curioso, mai banale. Aggettivi che difficilmente si associano al calcio, ai giocatori, spesso “accusati” di pressappochismo e leggerezza, tanto sentimentale quanto culturale. Ci ha colpito il termine “curioso”: perchè era vero, perchè glielo leggevi negli occhi e nel modo di gestire e guidare la difesa, da difensore qual era. Perchè lo ascoltavi nelle parole, poche e giuste, dette a fine gara o sui giornali. Perchè lo vedevi nella riservatezza e nella delicatezza della sua vita privata, perchè chi ama e guarda con animo curioso al mondo lo fa pensando tanto, ascoltando tutti e parlando poco: perchè è il mondo che ti entra dentro, che ti travolge e fa innamorare. Davide Astori era innamorato di questo sport, il calcio, di cui siamo tanti, tantissimi, follemente innamorati: come la più bella ed affascinante delle donne, a cui siamo disposti a perdonare ogni capriccio, ogni litigio, ogni egoismo, ogni gesto che ci fa male. Ed era innamorato della vita e delle persone, perchè il dolore che ha provocato lo stop del suo cuore non ha precedenti: il calcio è fatto di squadre e rose che cambiano, di compagni di squadra che vanno e vengono, di volti che incroci per un po’ e perdi poi di vista. Ma è fatto anche di uomini che ti restano dentro, che iniziano a circolare nel tuo sangue e nelle tue idee, che restano presenti nei tuoi ricordi: Davide Astori era uno di questi, uno di quelli che i compagni non dimenticano, uno di quelli che senti anche quando sei lontano e gli mandi un messaggio, uno di quelli che in Nazionale, con pochi giorni di ritiro, ti diventa amico. Tanti, tantissimi, i messaggi di chi è stato con lui pochi mesi, o giorni: perchè, come per i grandi uomini della storia, non ci si dimentica degli Uomini con la U maiuscola, e il loro ricordo vive sempre.

La morte di Davide Astori ci ha colpito enormemente, ci ha fatto male, ci ha fatto aprire e parlare e, come scritto all’inizio, ha fermato tutto. Il dolore è doppio, triplo, perchè noi associamo allo sport la giovinezza, la forza, l’imbattibilità, la salute. I nostri eroi sportivi, soprattutto quando siamo piccoli o siamo tifosi “veri”, ci sembrano immortali, senza fine, enormi. Dei supereroi. Non associamo mai la morte allo sport, perchè non la contempliamo parte di questo mondo. Ed è per questo che ci sorprende con una forza senza pari, che ci butta per terra bruscamente, in maniera quasi cattiva. Ci ha fatto fermare di domenica, il giorno in cui vogliamo essere più leggeri, riposarci e guardare ciò che amiamo. Ieri è stata una domenica diversa, di lutto e di dolore, e lo è stata mille volte in più perchè ci ha lasciati una persona che, grazie alla sua discrezione ed intelligenza, ci era (paradossalmente) entrato dentro più di ogni altro campione di facciata. E ce ne siamo resi conto solo ieri, d’improvviso.

Ciao Davide, ciao Capitano. Ciao, grande Uomo curioso della vita.

 

Ufficio Stampa FC Castiglione